l’ALTRA VIA – Programma per Lecco

L'Altra-ViaContributo Programmatico – L’Altra Via

Ieri sera l’abbiamo presentato ufficialmente. I partiti hanno indirizzato il dibattito su questo o quel nome. E’ stato dimenticato un particolare ininfluente: il programma per la città.

Con altri compagni di viaggio abbiamo lavorato con testa e consapevolezza e ne è nata “L’Altra Via”. Un progetto rivolto alla città, alle anime perbene che l’abitano e che ripongono speranze trasparenti per un oggettivo cambiamento di rotta.

L’invito è semplice: leggetelo, diffondetelo, criticatelo, proponeteci miglioramenti o spunti e – soprattutto – dateci una mano a farlo conoscere. Lecco merita che si faccia una riflessione seria, documentata e profonda del suo (nostro) futuro. Senza avere la tipica angoscia del “posto” in qualche lista o mezzi accordicchi maturati dietro fasulli propositi civici. La campagna elettorale rischia di svilupparsi attorno a polemiche di basso profilo o noiosi slogan consumati. Grazie, e non solo, a “L’Altra Via” si potrà e si dovrà discutere della città e del suo futuro (oltreché del suo presente).

Per chi volesse aggiungere il proprio nominativo all’elenco dei primi firmatari può contattarci qui: altravialecco@gmail.com

JACKPOT

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Ecco l’ufficializzazione: Roberto Castelli è il candidato del Centro-destra per la (doppia) poltrona di Palazzo Bovara. I più lo definiscono come il necessario “pezzo da novanta” per battere il rivale Virginio Brivio. Vista la drammatica esperienza targata Faggi&Co., il Viceministro ha tutta l’intenzione di focalizzare la campagna elettorale su Expo 2015 e sulla montagna di denaro e d’investimenti che la sua persona potrà portare alla città. Per far ciò ha un disperato bisogno di inquinare la memoria cittadina dei disastri e delle speculazioni dei compagni d’alleanza. Il Centro-Sinistra poco o nulla sta facendo per impedire alle destre di ripulirsi l’identità, anzi. Non basta qualche manifesto “Lecco nel cuore”, è oggettivamente troppo poco. Sarebbe decisamente opportuno che Brivio e i partiti della coalizione, ciascuno secondo le proprie capacità, cominciassero a fare inventario delle vivande prima di cominciare a percorrere il difficile campo minato delle elezioni amministrative. Penso a tre elementi fondamentali: a) il programma (se c’è), b) una maggior dinamicità del candidato sindaco e c) la squadra ipotetica di governo (perlomeno per gli assessorati più “pesanti”).

Quest’oggi il Direttore de “La Provincia di Lecco” Ernesto Galigani, pubblicando la lettera integrale “Io voterò Roberto Castelli” – s’è lamentato delle critiche sarcastiche che ho mosso al neo-candidato. Le consulenze a casaccio, la caserma di Bolzaneto, il risarcimento allo Stato, le leggi vergogna, gli insulti a Saviano ed ai precari sono robaccia che nulla ha a che fare con il bene della città, dice. Dispiace ricordare al Direttore che il giudizio di merito riguardo un uomo politico si forma anche e soprattutto sull’esperienza di governo maturata altrove, specie se fuori dai confini lecchesi.

La kermesse elettorale sta per iniziare sul serio. Dal momento che alcuni affezionati della “politica educata” pare non vogliano nemmeno nominare l’avversario, sarà nostro impegno vigilare, sbugiardare, sviscerare, ricordare, criticare, elogiare, destrutturare ed approfondire qualsivoglia proposta proveniente dagli schieramenti in competizione.

Abbiamo deciso di dar vita ad una petizione on-line a sostegno dello sfavorito Viceministro. Le sue doti vanno conosciute e fatte conoscere. Il nostro obiettivo è quello di 1.000 firme!

Firmate e fate firmare QUI.

Duccio Facchini

I PROSSIMI APPUNTAMENTI

E C C O  L A   S C A L E T T A

DAL 29 GENNAIO AL 19 MARZO TOGNONI 29 GENNAIO

Potrà sembrare strano, per alcuni aspetti addirittura folle. Fatto sta che abbiamo scelto di (ri)cominciare un percorso del quale gettammo le basi dall’estate scorsa. Da quel 19 luglio ‘09 dedicato alla memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, al 2 agosto in ricordo della strage fascista di Bologna, al 25 settembre al fianco dei migranti colpevolizzati da un “Pacchetto sicurezza” illiberale e razzista, al 2 novembre e alla tragica mattanza di Pier Paolo Pasolini del 1975, al 13 novembre (insieme ad altri compagni della Carovana Antimafia) con lo spettacolo antimafia di Giulio Cavalli, al 23 novembre e al teatro civile del bravissimo Amed Ba, alla trasferta in Piazza Fontana per i quarant’anni di oblio che mai potranno lavare via dalla coscienza di un popolo maturo, al 17 dicembre con “L’Altra via” dell’illuminante Francesco Gesualdi.

Tappe simboliche contraddistinte da esperienze significative, presenza sul territorio, relazioni trasparenti, ricerca giornalistica, approfondimento culturale, dibattito sincero ed incontro tra direttrici diverse tra loro.

Lecco ha risposto, con dignità e forza, partecipando e contribuendo a far sì che ogni tappa riuscisse a sostenere l’altra. Un itinerario comune che intendiamo proseguire ed arricchire. Come? Continuando a fare ciò che riteniamo più democratico e meno elitario possibile: confrontarci su temi dissimili tra loro grazie al contributo fondamentale di interlocutori capaci, impegnati e mai ostaggio di una notorietà facilona. E’ per questo che intendiamo proporre alla città, a quella parte perbene che in questi mesi (se non addirittura anni) ci ha seguito, un calendario di iniziative che, ci auguriamo, possano toccare ed approfondire quei capitoli troppo spesso dimenticati, mistificati, edulcorati dai media convenzionali.

Questa è la prima parte degli appuntamenti già definito.

Ospiti dell’Officina della Musica, in via Plava, Pescarenico Lecco

DUE APPUNTAMENTI 29 GEN 5 FEB

DIFFONDI BOSCHINI DIFFONDI TOGNONI

TOGNONI 29 GENNAIOBOSCHINI 5 FEB

I FISCHI DI PIAZZA FONTANA

Piazza Fontana

La trasferta lecchese per Piazza Fontana inizia intorno alle 12.30.

Ritrovo di fronte alla stazione, biglietti andata e ritorno per Milano acquistati all’edicola e poi via. Il treno non è troppo affollato, troviamo per questo un vagone a nostra disposizione. Chi ha con sé una tortina di ricotta, chi un panino con frittata e salsa tonnata. L’elemento comune è senza dubbio “Il Manifesto”, ne contiamo quattro. Mentre un finestrino non ne vuole sapere di alzarsi e restar fermo, optiamo per partecipare al corteo non istituzionale. Niente più partenza da piazza della Scala, deviazione diretta verso piazza Missori, punto di ritrovo per le forze della “sinistra estrema” – dirà poi SkyTg24 qualche ora più tardi. Appena giunti in superficie notiamo con interesse una folta delegazione di “forze dell’ordine”. Finanzieri appartati verso via Larga, poliziotti assiepati di fronte ad Assolombarda, Digos in piazza Missori. Di manifestanti manco l’ombra. Andiamo verso la Statale, lì ci saranno studenti e preparativi: un pensiero generoso. In Statale c’è il deserto. Facciamo retromarcia e ci troviamo nuovamente fianco a fianco con gli uomini in borghese. Di lì a mezz’ora arrivano a gruppetti diversi cittadini. C’è chi distribuisce bandiere di Rifondazione, chi si saluta come se non si vedesse da quel giorno tragico, chi prova a venderti l’ultimo numero dell’ultima rivista dell’ultimo movimento indipendentista della Sinistra e chi – più dimesso – assapora la libertà degli odori. Incontriamo Basilio Rizzo, s’intravedono Marco Ferrando e Saverio Ferrari. Passa di lì anche “Farina del Leon Cavallo” – Corrado ne nota il sovrappeso. Partiamo con ritardo evidente: in fondo al corteo c’è un camioncino quasi festoso con musica tambureggiante, fumogeni e uno striscione contro la chiusura di spazi sociali: “Milano ama la libertà!”.

Il patto non scritto è questo: seguiremo il corteo sino a Piazza Fontana, poi dritti alla Banca Nazionale della Agricoltura, senza terminare il percorso prestabilito. Così facciamo: Ago è perso di vista. La viuzza che collega via Larga alla piazza è presidiata da una ventina di poliziotti in assetto anti sommossa. Fortunatamente oltrepassiamo senza noie il filtro e ci troviamo catapultati in tutt’altro scenario. Il silenzio ci da il benvenuto. Uno sguardo alla piazza e poi uno più attento alla banca. Diverse corone di fiori fanno da corridoio della Memoria verso l’ingresso del Monte dei Paschi. Tanta gente in fila per entrare, nel tipico silenzio milanese che denota apprensione. Entriamo togliendoci cappelli e copricapi vari: il freddo all’esterno è pungente. Nel salone l’atmosfera è gelida. Un grande tavolo, sezionato come l’orologio immobile sulle 16.37, l’orario dell’esplosione. Un funzionario del Mps richiama l’attenzione di una guardia: “fai entrare a scaglioni, altrimenti si crea congestione”. Usciamo dalla banca e ci avviciniamo al palchetto blu posto di fronte e davanti al cortiletto. In quel prato ecco le due targhe per il povero Pino Pinelli. Non si possono raggiungere: le transenne e alcuni agenti cinturano l’area.

Arrivano le Istituzioni: Moratti, Formigoni e Podestà. Dei tre è la prima ad esser la più accerchiata: dalla scorta e da uomini con casco e scudo. All’inizio provo ad avvicinarmi con passo deciso: uno tra i poliziotti mangia la foglia e mi respinge in malo modo. Parte la tromba, le Istituzioni avanzano con i gonfaloni. Poi si spostano sul palchetto. Il microfono è collegato a due innocui amplificatori. Ecco come si presenta la democrazia: Istituzioni ingiustificatamente protette, poliziotti predisposti alla cieca obbedienza, barriere insormontabili di fronte alla verità, silenzio. Parola al Sindaco Moratti: uno sfacelo di fischi e grida. Un ragazzo vicino a noi parte per primo. Poi è un susseguirsi. Il capogruppo del Pd a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino, si agita e scuote la testa: “smettetela” sembra dire alle persone indignate. Roberto Formigoni, padre padrone della Lombardia, è su tutti il peggiore. Sorride beffardo in faccia alla rabbia popolare: più montano le proteste e più lui gongola. Strizza l’occhio, fa gesti, sorride e fa spallucce. I suoi trucchetti hanno successo: quando tocca a lui è un fiume in piena. La piazza lo respinge, lo rifiuta: “ipocrita”. Podestà farà il suo, modestamente. Quando tocca ai familiari la piazza smette di contestare e chiede “aprite la piazza”. Sì perché la democrazia di cui le Istituzioni si son fatte rappresentanti nei discorsi dal palchetto hanno pensato bene di recintare il circostante. I “non graditi” o i “pericolosi” ne sono estromessi. Arriva persino Pierferdinando Casini, con la sciarpa del Bologna. Saluta il trio, si associa a Majorino nella compiaciuta bocciatura dei fischi e se ne va. La tensione monta a dismisura. Le contestazioni si fanno ancora più forti: “verità, non ipocrisia”. “Riaprite il processo”. “Dove è il compagno De Corato?”.

Si legge pure il messaggio del Presidente Napolitano: un applauso convinto ne accoglie le parole. Il discorso termina con un richiamo sentito al valore della Carta Costituzionale: dritto in faccia a Formigoni e amici. Nel giro di poco alcuni poliziotti presso il palco indossano caschi ed estraggono il manganello: qualcosa si muove dall’esterno. Il corteo non istituzionale vuole prender parte alla cerimonia. La Moratti si eclissa, riparata da una schiera di guardie che ne sorveglia la fuga. Formigoni e Podestà tengono botta. Il secondo è profondamente assente, il primo è un leone. Terminata la kermesse riesco a farmi strada e mi faccio vicino al palco. La rabbia mi spinge verso la scaletta: mi si fa davanti una signora vestita di rosso: “sono dell’Anpi, non urlare”. Eppure mi sembra così normale: siamo qui a commemorare la strage di Piazza Fontana, emblema del silenzio di Stato, della strage di Stato, della linea nera ed eversiva che tiene in piedi questo smemorato Paese, e dobbiamo accettare che quattro servi petulanti fingano di credere ad una battaglia che li spazzerebbe via?! Il padrino di Comunione e Liberazione scende dal palco sfottendo la folla: esulta, saluta a braccio teso e sorride di scherno. Poco dopo un’altra muraglia di divise ne tutela l’uscita di scena.

Il resto è un sapore acre di vergogna, di sopraffazione, di grida nel deserto. Milano si fa ancora più fredda e il buio fa da contraltare alle luminarie di piazza Duomo.

I telegiornali hanno già fatto il loro, domani sarà la volta della carta stampata. Editoriali risentiti per i fischi “inutili” provenienti dalle solite frange anonime che si son spinte fino a contestare (strumentalmente) chi, generosamente, aveva concesso la sua illustre presenza. Le Istituzioni non vanno “denigrate”,  non appartiene all’alfabeto beneducato dei garanti degli equilibri. Le Istituzioni vanno piuttosto ascoltate, magari in ossequiante silenzio. Il fischio è violento, antidemocratico e, sotto sotto, ignorante. Le urla rovinano la cerimonia, il raccoglimento, il pathos. Le legittime contestazioni passeranno per ignobili ululati: tutto già stravisto.

Quarant’anni fa perdemmo l’ingenuità, ci dicevano ieri Paolo Cucchiarelli e Lella Costa

Duccio Facchini

VEN 11 DIC L’ANELLO DELLA REPUBBLICA

anello_della_Repubblica_bVenerdì 11 dicembre, ore 21, presso la sala conferenze della banca popolare di sondrio via Amendola LECCO

Presentazione del Libro

LAnello della Repubblica (ed. Chiarelettere)

la scoperta di un nuovo servizio segreto dal fascismo alle brigate rosse

CON LAUTRICE STEFANIA LIMITI

ed un intervento di Paolo Cucchiarelli (autore de “il segreto di piazza fontana” – ed. ponte alle grazie)

Una scoperta per caso. Un servizio segreto di cui nessuno ha mai saputo nulla, venuto fuori dagli archivi del Viminale. Una storia tutta italiana, quasi incredibile.

Il “noto servizio” o “Anello” è una struttura occulta che ha avuto un ruolo decisivo nella storia della Repubblica.

L’inchiesta sull’Anello della Repubblica, mette insieme testimonianze e prove documentali per ricostruire la vita e gli obiettivi di una struttura di intelligence completamente sconosciuta all’opinione pubblica. E’ un tentativo di ricongiungere fili e personaggi della nostra storia,

di dare spiegazioni a fatti tutt’oggi avvolti dal mistero e di farlo senza evitare di mettere le mani nella sporcizia.

“L’Anello, servizio segreto clandestino, doveva essere la Cia italiana. Lo stato l’ha tutelato al massimo, ben più di Gladio”
Dalla postfazione di Paolo Cucchiarelli

Non è stata una meteora: ha operato dal 1945 fino agli inizi degli anni Ottanta, alle “informali” dipendenze del capo del governo.

CUSTODIRE LA MEMORIA PER DIFENDERE LA LIBERTA’

A 40 ANNI da Milano, Piazza Fontana, 12 dicembre 1969

17 morti e 86 feriti

«la madre di tutte le stragi»

a lecco TEATRO CIVILE: INVISIBILI 23 NOV

INVISIBILI

SCARICA E DIFFONDI IL VOLANTINO

«Aderisco alla vostra lettera aggiungendo che i respingimenti in mare avvengono facendo salire a bordo i viaggiatori in acque internazionali e nel momento esatto in cui stanno su una nostra nave essi si trovano in territorio italiano e hanno diritto a chiedere asilo. Noi neghiamo loro la vita violando la nostra stessa legge. Siamo dei fuorilegge di noi stessi, pirati alla rovescia. Pagheremo cara l’infamia». Erri De Luca x clandestinoday


LUNEDI 2 NOVEMBRE A LECCO ORE 21

volantino Pasolini 2 nov 2009

DIFFONDI  IL VOLANTINO

PPP

pp-pasoliniA trentaquattro anni dal massacro dell’Idroscalo, le parole, le denunce, le lucide analisi di Pier Paolo Pasolini saranno riproposte alla cittadinanza.

Del regista, poeta, scrittore, saggista e altro ancora, verrà approfondita l’anima dell’intellettuale di denuncia e critica cosciente; figura che tanto manca in questo Paese.

Con un anticipo straordinario, Pasolini aveva già visto il baratro che si profilava innanzi all’Italietta dei piccoli borghesi governati da un “nuovo fascismo” travestito da democrazia.

Baratro culturale, democratico, sociale nonché politico.

Non risparmiava impietose critiche nemmeno al Pci, partito cui idealmente aderiva.

Lui “sapeva”, ma non aveva le prove. E fu massacrato come un animale, nell’indifferenza della maggioranza.

Nella notte del 2 novembre 1975 non vi fu una lite finita tragicamente: fu un agguato. Una missione punitiva. Studiata con precisione.

Per questo motivo alle parole del poeta sarà affiancata la cronistoria del massacro, le tappe giudiziarie e le verità nascoste che ancora si celano dietro al muro della menzogna.

La cittadinanza è per questo invitata a partecipare.

PS: nel volantino Pasolini allegato tutte le informazioni del caso

RIUNIONE GIOVEDI 8 OTT AL LIBERO

altan ce la faremoBuonasera a tutti, dopo una fase di raffreddamento e confronto (via mail e attraverso altri canali) vi segnalo la conferma  della data per la prima riunione del “cantiere” (rete, tavolo, piattaforma, etc. etc..). la data è

Giovedì 8 ottobre al Libero Pensiero (Rancio/Lecco) alle ore 21.

Ci vediamo lì!